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  Lewis CArrol:
LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
TRADUZIONE DALL'INGLESE DI
Pietrocòla Rossettti
rivista da Henry
con 42 VIGNETTE DI GIOVANNI TENNIEL.
€ 4,00
Collana e-book n. 4

dal Testo originale ed. Mac Millan 1872

 

 

LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE.

CAPITOLO I.

GIU NELLA TANA

Alice cominciava a sentirsi mortalmente stanca di sedere sul poggio, accanto a sua sorella, senza far nulla: una o due volte aveva gettato lo sguardo sul libro che leggeva sua sorella, ma non c' erano immagini ne dialoghi,
«e a che serve un libro,» pensò Alice, «senza immagini e dialoghi ?»
E andava fantasticando nel suo cervello (come meglio poteva, perché lo stellone l'aveva resa sonnacchiosa e tontolona), se il piacere di fare una ghirlanda di margherite valesse la noia di alzarsi per cogliere i fiori, quando ecco un Coniglio bianco con gli occhi di rubino le passò da vicino.
Davvero non era troppo da meravigliarsi di ciò, né Alice pensò che fosse cosa troppo stravagante di sentire parlare il Coniglio, il quale diceva fra sé:
«Ohimè ! Ohimèi! ho fatto tardi!»
(quando se lo rammentò in seguito s'accorse che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una cosa assai naturale): e quando il Coniglio trasse un orologio dal taschino del panciotto, fissandolo con gli occhi, e scappò via, Alice saltò in piedi, perché gli era venuto in mente ch'ella non aveva mai veduto un Coniglio col panciotto e il suo rispettivo taschino, né con un orologio che vi stava dentro, e divorata dalla curiosità, attraversò il prato correndogli appresso, e giunse proprio al momento di vederlo slanciarsi in una spaziosa tana, di sotto alla siepe.
In un istante, Alice gli corse dietro scivolando, senza riflettere a come mai avrebbe fatto per riuscirne fuori. La tana era l'ingresso di un galleria, di un tunnel, e poi s' inabissava tanto rapidamente che Alice non ebbe un solo momento per pensare come avesse potuto fermarsi, poiché si sentiva cader giù rotoloni in quel precipizio che rassomigliava a un pozzo profondissimo.
Una delle due, o il pozzo era arci-profondo, o ella vi ruzzolava assai piano, poiché ebbe tempo, mentre cadeva, di guardarsi tutto intorno, e stupiva pensando a ciò che le sarebbe accaduto poi.
Prima di tutto aguzzò la vista e cercò di vedere nel fondo per scoprire ciò che le sarebbe accaduto, ma era buio profondo e non ci si vedeva niente: poi guardò le pareti del pozzo ed osservò che erano ricoperte di credenze e di scaffali di libri; quà e là vide mappe e quadri che pendevano dai chiodi. Andando giù prese al volo un vasettino che aveva un cartello, lo lesse:
«CONSERVA D'ARANCE,» ma ohimè! era vuoto e restò delusa: non volle lasciar cadere il vasettino per non ammazzare chi era in fondo, e andando sempre giù lo depose in un' altra credenza.
«Bene,» pensò Alice, «dopo una tale caduta, mi sembrerà proprio un niente ruzzolare per le scale! A casa poi, come mi crederanno coraggiosa! D'ora innanzi, anche se cadessi dal tetto, non ci farei caso!»
(E probabilmente diceva la verità.)
E giù—e giù—e giù! Finirà mai quella caduta?

 

 

 

 

 

 

 
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