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9788889971949 Zelli Aldo, Sinforiano gatto vegetariano, p. 182
Ril. 40 ill. Col. Mapak 19,90 Rileg. Infanzia n. 5 2010. |
Aldo Zelli scrIttore piombinese d'adozione a cui è
dedicata anche una strada di Piombino nacque ne L1918 ad Arezzo
e morì a Piombino nel 1996. Ha vissuto 40 anni in Libia
da dove ha tratto molto materiale per le sue storie e romanzi
per ragazzi tra cui Kaslan , Lo Schiavo di Tunisi, Le storie
di Abu Bakr, non dimenticandosi di scrivere anche libri di genere
storico tra cui Diecimila anni fa, La stirpe di Horo, Sotto le
insegne di Colombo, Schiava di Babilonia, Larthi principessa
etrusca.
Molte alte storie e romanzi ha scritto Aldo anche per gli adulti.
Ma i suoi preferiti sono stati sempre i bambini con cui amava
dialogare spesso nelle sue presentazioni nelle scuole e nelle
librerie. Ha collezionato molti premi ma soprattutto molta stima
e un piccolo posto nel cuore di molti bambini ora adulti che
ricordano con piacere le sue storie.
Aldo era anche molto amico di Enrico e Stefania della Libreria
La Bancarella che ora ha chiuso; ma che continua come casa editrice
a ricordarlo, iniziando a pubblicare i suoi libri pieni di fantasia,
non trascurando, come ha fatto sempre l'aspetto educativo e pedagogico
della lettura.
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Sinforiano gatto
vegetariano |
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Permettete che mi presenti. Mi chiamo Sinforiano e sono un
bel gatto. Tutto grigio perla, con le orecchie e la coda che
danno sul marroncino, il ventre bianco e, chissà perché,
la zampa anteriore destra curiosamente giallastra. Ho il pelame
morbido e folto, ereditato da un mio remoto antenato che era
un gatto dAngora.
Nacqui qualche anno fa, in un cesta di foglie di palma: una cesta
senza fondo che la padrona di casa aveva gettato via considerandola
inservibile.
Questa cesta era andata a finire sotto una siepe di fico dIndia.
La siepe delimitava un ampio giardino in mezzo al quale sorgeva
la grande casa di Sceck Mansur ben Daud. Il giardino e la casa
erano a circa tre chilometri da una bella cittadina della Tripolitania,
chiamata Zavia.
Mia madre si chiamava Chitta che in lingua araba vuoi dire gatta,
e veniva considerata un po ladra. Le malelingue dicevano
che andasse rubacchiando in casa quanto di commestibile poteva
trovare. Il che non è affatto vero. Erano tutte malignità
messe in giro dagli altri animali del giardino, invidiosi del
fatto che a mia madre non si richiedeva di portare some al mercato
come il somarello, né di dare il latte come le mucche,
né di deporre uova come le galline, né di fare
la guardia e abbaiare come i cani.
Erano pure e semplici malignità, che tutti credevano però.
Tantè vero che se mia madre si azzardava ad affacciarsi
alluscio della cucina, tutti facevano a gara a tirarle
sul groppone ciabatte e pezzi di legno, oltre alle ingiurie che
nessuno le risparmiava.
«Timsci! Ya hanba. Barra! Ya chitta askarsusa», cioè:
vattene! Ladra. Fuori! Gatta malandrina.
Invece mia madre, poverina, si nutriva di topi e di lucertole.
Persino di locuste quando non trovava di meglio. La giudicavano
ladra perché un centinaio di volte, e non di più,
spinta dalla fame, si era permessa di sbocconcellare un grammino
di carne o di sorbire un uovo. Oh! Iniquità del prossimo!
Dite voi se non erano tutte calunnie.
Nacqui come dicevo, in una cesta sfondata. Il che non è
il luogo ideale per venire su questa terra. Nemmeno per un gatto.
Ma, evidentemente, mia madre non aveva trovato nulla di meglio.
Io poi non me ne accorsi neppure perché alla nascita avevo
gli occhi chiusi, come i miei due fratelli e mia sorella del
resto. Già, dimenticavo di dire che eravamo in quattro:
tre gatti maschietti e una gatta femminuccia. Eravamo tutti graziosi,
ma io, scusate limmodestia lo ero più degli altri.
Chiunque avrebbe facilmente capito che da adulto sarei stato
quel bel gatto che in effetti sono.
Una cesta di foglie di palma sfondata, non è la culla
ideale, nemmeno per una cucciolata di gatti, così la mia
mamma decise di cambiare abitazione.
Nello stesso giardino, non troppo distante dalla siepe natale,
cera un antico limone, fronzuto e bizzarramente contorto.
Le sue radici si erano sollevate e avevano formato una tana dove
una gallina della casa andava a deporvi le uova. Mia madre, astutamente,
si aprì un varco dalla parta opposta e, presici per la
collottola ad uno ad uno, ci sistemò, in un cantuccio
della tana dove aveva trascinato uno straccio di lana. La sciocca
gallina continuò per lungo tempo a deporre il suo uovo
quotidiano e mia madre continuò per altrettanto tempo
a nutrirsi di uova della giornata.
Mia madre aveva parecchie amicizie tra gli animali che popolavano
il giardino di Sceck Mansur. Soprattutto era amica di Babbawa
la cagna bianca e di Gattusa, unaltra gatta che non aveva
né fissa dimora né fisso padrone. Pochi giorni
dopo la nostra nascita, quando eravamo ancora nella cesta, le
due vennero a visitarci. Noi avevamo già gli occhi aperti
anche se camminavamo più sulla pancia che sulle zampe.
«Oh! Che amore di piccoli, mia diletta Chitta - esclamò
tutta svenevole la grossa Babbawa - Mai visti gattini così
belli».
E per dimostrare il suo entusiasmo tirò fuori la sua ampia
lingua e distribuì leccate a dritta e mancina. A me ne
toccò una proprio sul muso e sulla testa, e siccome il
complimento non mi era piaciuto affatto, sfoderai le unghiette
e mi ribellai.
Mia madre mi diede una zampata e mi rimproverò:
«Cattivo gattino! È così che si risponde
alle gentilezze di zia Babbawa? Chiedile subito scusa».
In qual modo Babbawa mi fosse zia non riuscii a capirlo e aprii
il muso per protestare. Ma la cortese cagna intervenne in mia
difesa:
«Non picchiare il tuo meraviglioso gattino, mia cara!»,
disse a mia madre. E per consolarmi mi diede una seconda leccata
più energica della prima: praticamente dalla testa alla
coda.
«Sono graziosi davvero - ammise Gattusa dopo averci annusati
- Devi però nutrirli bene, perché mi sembrano delicatini».
Babbawa la smentì con mille scuse.
«Delicatini? Che dici, cara Gattusa! Se mai sono obesi.
Guarda che pancione hanno. Piuttosto Chitta dovrebbe rimpinzarli
meno, altrimenti verranno grassi come un agnello a primavera».
«Che cosa è un agnello?» miagolò mia
sorella.
«È il figlio della pecora», spiegò
mia madre.
«E che cosa è la pecora?» chiesi io.
«La pecora è... la pecora è... già
che cosa è la pecora?» domandò tutta imbarazzata
Babbawa guardando le sue amiche.
«La pecora è la pecora - disse mia madre - e tu
- continuò rivolgendosi a me - non fare il ficcanaso.
Ti interesserai di pecore quando sarai grande. Mica devi fare
il pastore, tu...».
Poi le tre amiche si accucciolarono presso la siepe per scambiare
quattro chiacchiere. Gattusa disse che la cavalla Farass era
una bestia sciocca perché viziava il suo puledro. Babbawa
asserì che Himara lasina era cocciuta. Mia madre
che non amava il pettegolezzo, si limitò a dire che la
padrona era una megera e che il padrone era un diavolo vestito
da uomo.
Dopo pochi giorni, come dicevo, cambiammo casa e andammo ad abitare
tra le radici del vecchio limone |
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9788889971765 Zelli Aldo, La Tartaruga a rotelle ed altre storie
di animali, p. 124 ill. 15,00 Bross. Infanzia n. 7 2010. |
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La Tartaruga a
rotelle ed altre storie di animali, |
Una Tartaruga a rotelle che
grazie alla tecnologia diventa veloce come una ferrari! Un pesce
che non sapeva nuotare... un tasso poliziotto... un topo con
l'armatura e tanti altri animali che grazie alla fantasia dell'autore
animano delle bellissime storie che vi coinvolgeranno e nello
stesse tempo vi apriranno gli occhi sulla vita.
L'autore forte della sua esperienza con i ragazzi riesce a colpire
ancora una volta nel segno e a far riscoprire il piacere della
lettura che nessun mezzo tecnologico potrà mai superare... |
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9788889971789 Zelli Aldo, La Carota ballerina ed altre storie
per ragazzi, p. 120 ill. 15,00 Bross. Infanzia n. 8 2010. |
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La Carota ballerina
ed altre storie per ragazzi | Come in America...
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LA CAROTA BALLERINA
Mago Kukkurukù con i suoi incantesimi e magie anima
per voi lettori carote, fagioli, patate funghi... portandovi
nel mondo del non dove e del non senso. Il nostro amico mago
vi farà vivere meravigliose storie, che vi coinvolgeranno
e vi faranno scoprire che il tempo dedicato alla lettura è
il miglior tempo della nostra vita. Portate a casa un libro,
chiudete la playstation il computer e la tv e iniziate leggere...
non ve ne pentirete !.
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9788889971871 Zelli Aldo, Buffe storie di animali, p. 70 ill.
9,00 Bross., Infanzia n. 6 2010. |
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Buffe storie di
animali | Come in America...
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BUFFE STORIE DI ANIMALI
Avete mai visto un gatto ragioniere? O un topo musicista?
O addirittura una volpe soprano ? Forse no... ma nel mondo di
Aldo Zelli tutto è possibile. Esilaranti avventure dei
nostri amici animali con i nostri vizi e le nostre manie vi aspettano
in questo libro per il vostro divertimento; e per farvi pensare
che oltre questo mondo ne esiste un altro, quello di Fantasia,
dove tutto quello che é, non é, e quello
che non é, è. |
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