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URBANISTICA E ARCHITETTURA A PIOMBINO
Mauro Carrara
pp. 86 anno 2020 € 13,00 ill B/N
EAN 9788866152064
Collana LaTarsinata n.3

 

URBANISTICA E ARCHITETTURA A PIOMBINO 1900-1940

 

[...] Nell’entrare in città ciascuno crederebbe di avere ad incontrare molta popolazione, forse
civile ed elegante, come appunto lusinga la sua appartenenza. Ma le sue fabbriche, e le sue strade
così ben allineate e costrutte, sono ripiene di erba; tanto n’è scarso il numero degli abitanti. Il
clima an- cor esso qui è salubre; il suo porto assai comodo, ed una co- piosa fontana somministra
acqua pura e freschissima [...].
[...] Piombino è fortificato, ed ha una piccola guarnigio- ne di soldati; ma i suoi abitanti non
sorpassano il migliaio; il suo commercio è quasi interamente distrutto. Il vivere in luoghi sì
beneficati dal cielo altro non era un tempo che un vero vegetare, mentre tutto era inerzia, e
languore [...].

da: Viaggio antiquario per la Via Aurelia da Livorno a Roma dell’Ab.
P. Pifferi con disegni analoghi di Carlo H. Wilson, Roma 1832 (nella ristampa anastatica a cura del
CRS di Piombino)

INTRODUZIONE

L’occasione di questa pubblicazione nasce da un preciso stimolo, da parte dell’amministrazione comunale, a redigere un documento utile ad accompagnare lo svolgersi delle giornate di studio dedicate a 900: urbanistica e architettura a Piombino e di una mostra a queste legate, da tenersi nel febbraio 1997.
Senza la pretesa di creare alcunché di esaustivo o di concluso, il testo, come nelle intenzioni della collana che lo contiene (tutta incentrata sui caratteri della storia e delle tradizioni piombinesi), desidera documentare un “pezzo” della storia della città: nel caso specifico una parte assai importante, visto che il materiale proposto ci permetterà, questo il fine ultimo, di comprendere le intime ragioni dello sviluppo della struttura urbana di Piombino così come oggi la vediamo e la fruiamo.
L’architettura determina i luoghi dove viviamo, trasforma gli spazi e li rende “città”, l’urbanistica indica i luoghi dell’architettura, combina territorio e costruito, mostra una strada da percorrere per la città del domani.
La “città” dunque ed il suo sviluppo, in un periodo breve ma significativo, anzi, decisivo per le sorti del territorio in esame; dal 1900 al 1940; dall’interno della città murata, che vedeva l’inizio del secolo praticamente intatta dopo quasi cinquecento anni di assalti, al folle traguardo della seconda guerra mondiale.
Non ci soffermeremo sulle scelte e non commetteremo i risultati delle trasformazioni che registreremo nel testo, ritenendo non essere questa la sede adatta: ci limiteremo a prendere atto delle modifiche sul territorio e dei suoi effetti nello spazio del vissuto, l’urbanistica e l’architettura appunto, soprattutto attraverso documenti e schede che, ancora una volta, siamo certi, riproporranno il volto di una città che ha molto da mostrare a chi abbia ancora voglia di vedere.


[...] È manifesto come, a chiunque si presenti per la prima volta nella Città di Piombino, non
possa sfuggire come in sì piccola area, racchiusa dalle antiche mura urbane, sia ad- densata tanta
popolazione in edifici mal disposti fra ristrette e tortuose vie, con quartieri malsani, cui manca
un buon sistema di fognatura. L’antica città era dimora per una po- polazione di 3.000 abitanti
circa prima del 1885, quindi fa- cile è immaginarsi in quali condizioni trovisi oggi che con- ta
una popolazione più che raddoppiata, in massima parte
di operai, grazie agli stabilimenti siderurgici im- piantati ne’ pressi della città e che per
certo aumen- teranno in segui- to, se lo sviluppo di quelle industrie andrà progreden- do come ha
fatto sin ora [...].
[...] La superficie dell’attuale città compresa fra le mura urbane ed il mare, escluse però le zone
non ancora fabbrica- te, le aree a mare, le vie, piazze, e giargini ascende a metri quadri 43.000
circa.
Perciò per ogni abitante, allo stato presente della popo- lazione di 6.000 abitanti, si ha una
superficie di mq. 7,00 circa per individuo.
Se si considera che le case siano tutte abitate per due piani, avremo una superficie doppia per
ogni individuo e cioè mq. 14,00; dedotto da questa cifra l’area coperta degli uffici pub- blici,
cortili interni, spessore de’ muri ecc., (che approssima- tivamente si può calcolare ad ¼) avremo
appena un’effettiva area per abitante, compresa fra 10 e 11 metri quadri!
Si noti peraltro come quest’area media dia tanto minore per le famiglie operaie e come sia invece
maggiore per le famiglie benestanti.
Questo solo basta a giustificare il sentito bisogno di nuove costruzioni [...].

da Paris Orsini: Progetto sommario del piano regolatore dell’amplia- mento della città, Pisa 1889

 

 EAN 9788866151913

SIGNORI EPRINCIPI DI PIOMBINO

Mauro Carrara 14,5x23, pag. 102 ill. foto B/N anno 2018 € 13,00
Collana La Tarsinata n. 2

SIGNORI E PRINCIPI DI PIOMBINO
Passato il periodo di indipendenza comunale dei sec. XII-XIII e della successiva dominazione pisana, Piombino diventa Signoria nell’ultimo anno del sec. XIV. Gli Appiani, venduta Pisa ai Visconti, si ritirano a Piombino dando vita ad uno Stato indipendente, che sarà tale per 420 anni e si estinguerà soltanto quando il Congresso di Vienna del 1815 stabilirà la confluenza del Principato di Piombino nel Granducato di Toscana dei Lorena.
Questo lungo periodo storico vedrà succedersi gli Appiani, Ludovisi, Boncompagni-Ludovisi, Baciocchi-Bonaparte, e tutta una serie di episodi: guerre, assedi, scontri tra fazioni e momentanee invasioni da parte di potentati stranieri ed italiani: Cesare Borgia, Cosimo I de’ Medici Granduca di Toscana, Spagna, Francia ed Impero, a sottolineare l’importanza economica e strategico-militare di Piombino per la sua posizione geografica, fondamentale per il controllo dell’alto Tirreno, delle isole dell’arcipelago toscano, Sardegna, Corsica, Provenza, Baleari, Spagna e nord Africa. Abbiamo poi avuto la presenza dei Pontefici Gregorio XI, Alessandro VI e Adriano VI, del diplomatico per eccellenza Nicolò Machiavelli, Cosimo I Granduca di Toscana, Ferdinando II il cattolico Re di Spagna con tutta la sua corte, Consalvo Ferrante Gran Capitano del Re spagnolo a Napoli, rappresentanti delle maggiori potenze italiane, Genova, Siena, Milano, Napoli ed altri, sono stati a Piombino per motivi più che altro politici.
Anche artisti di grande fama hanno visitato e lavorato in questa città
Queste schede biografiche, presentate con cronologia storica, mi auguro possano contribuire alla conoscenza sia delle vicende personali del Signore o Principe, sia degli episodi più significativi accaduti durante il suo dominio.
Frutto di una lunga ricerca e studio di testi il più delle volte sconosciuti al grande pubblico, spero che questo lavoro sia utile a quanti desiderano avere un immediato e sintetico approccio con la storia di Piombino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 EAN 9788866151883

IL PALAZZO APPIANI

Mauro Carrara 14,5x23, pag. 40 ill. foto B/N anno 2018 € 10,00
Collana La Tarsinata n. 1

 

 

IL PALAZZO APPIANI.

«I fabbricati della città sono assai comodi e di buono aspetto; le principali vie ampie abbastanza e ben selciate.»
Così veniva descritta Piombino nel 18561.
Purtroppo dopo pochi anni, alla fine del secolo, iniziò la radicale trasformazione dell’assetto urbano dell’antica città, conseguenza delle richieste di abitazioni a seguito della forte immigrazione dovuta alla nascita della grande industria siderurgica locale. Ogni spazio ancora libero fu occupato da misere casette; tutte quelle esistenti furono sopraelevate di un piano; con disinvoltura, anche le antiche mura della città furono abbattute e le pietre recuperate per le nuove costruzioni. Si creò una situazione di estremo disagio per gli abitanti, costretti a vivere numerosi in malsani e bui abituri, in condizioni igieniche molto precarie.
Dei fabbricati ad uso privato “assai comodi e di buono aspetto” ne sono giunti a noi ben pochi:
• la Casa delle Bifore;
• il Palazzo di Marmo o dei Maresma;
• il Palazzo vecchio Appiani.
Fino al 1959 nella Cittadella si ergeva ancora anche il Palazzo nuovo Appiani, ma nel mese di Dicembre di quell’anno fu demolito per far posto ad una moderna villetta. Non è questo il caso di rispolverare vecchie, ma non sopite, polemiche. Se è da capire (non giustificare) l’atteggiamento allora assunto dall’amministrazione comunale che, con assoluta mancanza di sensibilità per la storia, l’ambiente ed il territorio, recepiva le richieste di una cittadinanza che non chiedeva altro che posti di lavoro, disinteressandosi di tutto il resto; se era giustificato (dal suo punto di vista) l’atteggiamento della società Ilva che, all’interno del programma di ampliamento degli impianti e del conseguente aumento di posti di lavoro, faceva domanda per avere il terreno dove insisteva il Palazzo.....

continua nel libro...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9788866150756

Mauro Carrara, PIOMBINO CITTA' MURATA p. 196 ill Foto 34 Colori, 46 B/n - A4 17x24 € 18,00 Collana Biblioteca di Storia n. 16-2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIOMBINO CITTA' MURATA

PREFAZIONE

La presenza di cinte murarie e di sistemi di fortificazione ha costituito uno dei tratti salienti delle città europee in età medievale e moderna. In tale periodo la difesa dall’esterno si presentava come un elemento pressoché inscindibile dalla forma stessa di insediamento accentrato che connotava lo spazio di vita delle comunità urbane.
Le mura, con i loro annessi funzionali di cortine, porte, archi, fossati, rocche, bastioni, contrafforti, rivellini, disegnavano il perimetro dell’abitato urbano e, accanto agli edifici del potere pubblico e religioso ubicati al loro interno, contrassegnavano tangibilmente l’identità complessiva delle città.
Al tempo stesso le cinte murarie, nella varietà delle loro tipologie, hanno segnato per secoli una linea di confine tra un “dentro” e “fuori”, tra spazi urbani e i rispettivi “contadi”; una linea di confine fisico che assumeva anche la valenza simbolica di separazione tra culture e stili di vita.
I processi di industrializzazione e di crescita della popolazione urbana, la conseguente esigenza di espansione del tessuto edilizio e di riorganizzazione urbanistica, determinarono tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, contestualmente al venir meno delle necessità difensive che le avevano originate, la demolizione parziale o totale delle antiche strutture murarie. In taluni casi motivata anche da supposte esigenze di carattere igienico: le mura, si diceva, ostacolavano una libera circolazione dell’aria all’interno del tessuto urbano, favorendo la diffusione delle malattie.
Il caso della città di Piombino, racchiusa e difesa fin dall’età comunale da una cinta muraria che fu poi ampliata nel corso del XV secolo, rientra pienamente in questo quadro generale italiano ed europeo. Verso la fine dell’Ottocento, in concomitanza con il decollo dello sviluppo industriale e per motivazioni diffusamente riscontrabili altrove, fu anche qui avviata la demolizione di alcuni tratti di mura e di alcuni elementi del sistema difensivo.
Nel complesso la città ha tuttavia conservato una consistente eredità della propria antica struttura fortificatoria; eredità che costituisce oggi un autentico patrimonio storico-culturale. In quanto tratto peculiare delle rispettive identità urbane, i resti architettonici delle cerchie murarie delle città italiane ed europee sono venute acquisendo il valore di bene culturale socialmente riconosciuto, tale peraltro da attirare crescente attenzione ed interesse sia da parte delle comunità locali che dei visitatori.
Non a caso stiamo assistendo, nel corso di questi ultimi anni, alla costituzione di reti nazionali ed europee di città che hanno mantenuto significative testimonianze delle proprie strutture murarie di difesa; esperienze associative tese appunto a ricercare forme coordinate di valorizzazione e di promozione, anche in chiave di turismo culturale, di questo straordinario patrimonio storico-materiale dell’antico continente.
Tutto ciò non fa dunque che accrescere l’interesse che riveste questa pubblicazione di Mauro Carrara, dedicata alle antiche mura di Piombino.
Frutto di un lungo e paziente lavoro di ricerca, condotta sia sulla letteratura storiografica che sulle fonti archivistiche manoscritte e sulla documentazione fotografica, il volume ci offre una ricostruzione estremamente ricca e dettagliata dei vari elementi che componevano il sistema difensivo urbano piombinese e delle trasformazioni architettoniche e funzionali che, relativamente a ciascuno di essi, si sono succedute nel corso dei secoli.
Dopo aver delineato la vicenda della cerchia muraria presa nel suo insieme, Carrara procede ad una minuziosa analisi diacronica dei singoli nuclei di fortificazione eretti in corrispondenza dei vertici del quadrilatero romboidale che racchiudeva la città: il Rivellino, il Castello, la Rocchetta e Cittadella.
Avvalendosi anche di frequenti citazioni documentali, attraverso cui lascia che siano le fonti stesse a parlare al lettore, l’autore ci accompagna lungo l’intero percorso del recinto difensivo medievale, soffermandosi sia su ciò che di esso è rimasto ancora integro, sia su ciò che nel tempo è mutato, sia su quelle parti che gli interventi di demolizione del passato hanno sottratto alla nostra percezione visiva.
Oltre che per il rigore scientifico, il dettaglio analitico e il respiro di lungo periodo, Piombino città murata si fa poi apprezzare per il suo approccio, per così dire, di storia globale, nel senso che la vicenda delle mura piombinesi non si esaurisce nella loro dimensione di oggetto costruito, di segno architettonico, ma viene ricondotta alla storia più generale della città, facendone cioè emergere la fitta trama di relazioni con la dimensione politica e istituzionale, con quella dinastica e militare, con quella economica e sociale.
Il percorso lungo il perimetro delle antiche mura diventa perciò al tempo stesso un viaggio nella storia plurisecolare della città. Un approccio, vale la pena sottolinearlo, reso possibile dallo straordinario bagaglio di conoscenza del passato del contesto locale che l’autore ha accumulato nel corso di tanti anni di studi e di ricerche.
Questa pubblicazione, che va ad aggiungersi alle molte dedicate da Mauro Carrara alla storia della sua città, ha in definitiva il merito di offrire un solido e prezioso contributo alla divulgazione e alla valorizzazione di un tratto peculiare del paesaggio urbano piombinese: la presenza, appunto, di un patrimonio tangibile del sistema difensivo murario, prodotto ed espressione di continuità e cambiamenti della storia, segno architettonico consolidato e riconoscibile del profilo identitario di Piombino, ma anche elemento di una fisionomia comune a molte altre città storiche italiane ed europee.
Ovidio Dell’Omodarme

(Assessore alla Cultura Comune di Piombino)

 

788866150312

Mauro Carrara, IL PROMONTORIO DI PIOMBINO , NATURA E STORIA , con un intervento di Mariangela Maggiore p. 162 ill a colori e quadri di Daniele Toncelli- A4 € 18,00 Collana Maremmna n. 4- 2012

Daniele Toncelli

Nato a Campiglia Marittima nel 1947. Si è diplomato presso l'Istituto d'Arte di Firenze ed è stato titolare della cattedra di Educazione Artistica presso la scuola media “A. Guardi” di Piombino. Ha partecipato, ottenendo premi e riconoscimenti, a numerosi concorsi nazionali ed ha esposto (sin dal 1960), all'età di tredici anni) a Venturina, Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo, Suvereto, Siena, Empoli, Poggibonsi, Foiano della Chiana. I suoi dipinti sono esposti in una mostra antologica permanente nella sua abitazione di Venturina (Via Trieste 19).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PROMONTORIO DI PIOMBINO NATURA E STORIA

con una riproduzione in 3D del monastero di San Quirico di Mariangela Maggiore.

e quadri sul promontorio di Daniele Toncelli

PREFAZIONE
Questo nuovo libro, del nostro prolifico concittadino Mauro Cararra, è un altro pezzo che si va ad aggiungere al grande affresco storico del nostro territorio, a cui si è dedicato con successo da anni.
Con linguaggio piano divulgativo descrive i luoghi, le persone, gli avvenimenti, che hanno fatto e fanno la storia della nostra terra.
Ricordo, quando negli anni '70, Mauro aveva già raccolto molto materiale in tal senso e ci ritrovammo per poter pubblicare i suoi scritti in una collana dedicata a tale scopo. Ma gli enormi costi di stampa dell'epoca non permisero di dar seguito al progetto. Mauro allora iniziò per conto suo una stampa di poche copie, fatta a fotocopia, prima per gli amici e poi per chi era interessato. Questa strada in Italia è stata percorsa da tanti autori, molti hanno cominciato con fotocopie, sia per mancanza di mezzi che per cecità dei nostri editori che hanno sempre snobbato il piccolo, lo sconosciuto, e privilegiato gli amici e i raccomandati. La cultura poi nel nostro paese è sempre stata bistrattata sia per ignoranza che per tornaconti politici sino ad affermare ultimamente che “con la cultura non si mangia”.
Conservo sempre molti di quei fascicoli a cui ho attinto varie volte e che ho consigliato spesso agli amici e ai clienti, quando eravamo la “Libreria La Bancarella”.
Poi, finalmente pochi anni fa, ha iniziato a pubblicare grazie al Comune di Piombino, la collana della “Tarsinata,” dove ha riportato ed ampliato molti suoi scritti. La collana, ora esaurita, dovrebbe rivedere la luce in un volume unico da un editore senese.
Qui in questo libro Mauro ci accompagna alla scoperta del nostro promontorio che è rimasto integro nonostante i tentati assalti della speculazione.
Fortunatamente il promontorio fa ora parte dei Parchi della Val di Cornia ed è frequentato da molti turisti amanti di trekking escursionismo, mountan bike, e su Internet si contano centinaia di pagine sullo stesso corredate di foto e commenti elogiativi.
Ma per godere di un territorio nel suo pieno occorre anche conoscerne la storia, le curiosità e i suoi segreti, e Mauro inizia questo percorso dal Golfo di Baratti, dov'era l'etrusca Populonia, passa poi a descrivere l'origine della città Piombino nata in seguito alla distruzione di Populonia quando i profughi fuggiti da questa, si riunirono sulla punta estrema del promontorio. Dalle loro prime poche abitazioni, dal nome incerto, (Popolino- Piobino-Plombinara- Plumbinum-Piombino) sarebbe nato in seguito il Principato di Piombino durato fino al 1815.
L'autore continua il suo viaggio nel promontorio partendo, dall'inizio di via Cavalleggeri che una volta era a Salivoli e, oggi a Calamoresca-Diaccioni; ci accompagna così a Campo alla Sughera, un salto alla “Tomba del Lupi” e non “dei Lupi” com'è scritto in una cartina militare del 1939. Poi ci fa affacciare sul Fosso della Cagliana che si getta nella Cornia Vecchia presso Fiorentina. Ci fa tornare al Monte Gigante, Monte Massoncello il punto più alto del promontorio e ci fa riprendere ciò che resta della vecchia Via dei Cavalleggeri ora in parte crollata o inghiottita dalla vegetazione, iniziando da Spiaggia Lunga, Fonte del Soldato, Rio Fanale, Cala San Quirico; dove vi è il Rio omonimo e dove in tempi antichi vi era un mulino ad acqua e, in cima, il famoso monastero; documentandoci con sue foto e d'epoca, com'era, come è oggi dopo il recupero e dopo la ricostruzione virtuale a cura di Mariangela Maggiore che l'ha messa a disposizione in questo volume.
Mauro infine ci porta a Buca delle Fate dove vi sono resti di tombe etrusche, si passa sotto Populonia fino a Poggio al telegrafo o del mulino e al Faro, dove sotto termina il percorso sbucando nel golfo di Baratti.
Un percorso culturale e naturalistico che descrive a somme righe la flora e la fauna del promontorio e che si sofferma maggiormente sui Monasteri di San Giustiniano di Falesia e di San Quirico, del suo “Cartulario “ riportandone per sommi capi il contenuto e dando al lettore la possibilità di penetrare nel clima e nei luoghi su cui fu stilato e che non escludono, anzi suscitano eventuali approfondimenti personali, per comprendere la storia di questo territorio.
A compimento di questo percorso abbiamo voluto inserire nel volume alcuni quadri di Daniele Toncelli nostro concittadino (di lui è anche la copertina) sul nostro promontorio, recentemente esposti in una mostra dedicata al nostro mare.
Quadri che come ha detto Ovidio Dell'Omodarme nella presentazione, hanno “uno spiccato equilibrio formale e cromatico” e anche una vera e propria magia (aggiungiamo noi) che sprigiona dal nostro ambiente e che coinvolge lo spettatore suscitando profonde e vibranti emozioni.

Henry

Per godere di un territorio nel suo pieno occorre anche conoscerne la storia, le curiosità e i suoi segreti, e Mauro partendo dal Golfo di Baratti, dov'era l'etrusca Populonia, ci narra la fondazione di Piombino nata in seguito alla distruzione di Populonia. Da Popolino-Piobino-Plombinara- Plumbinum-Piombino sarebbe nato in seguito il Principato di Piombino durato fino al 1815.
Dopodiché ci inizia al viaggio vero e proprio attraverso i sentieri del promontorio che oggi molti percorrono, illustrandone la storia e le curiosità. Partenza da, Calamoresca-Diaccioni; fino a Campo alla Sughera. Un salto alla “Tomba del Lupi” dove da lì ci fa affacciare sul Fosso della Cagliana che si getta nella Cornia Vecchia presso Fiorentina. Ci fa tornare al Monte Gigante, Monte Massoncello il punto più alto del promontorio facendoci riprendere ciò che resta della vecchia via dei Cavalleggeri, ora in parte crollata o inghiottita dalla vegetazione, iniziando da Spiaggia Lunga, Fonte del Soldato, Rio Fanale, Cala San Quirico, dove vi è il Rio omonimo e dove in tempi antichi vi era un mulino ad acqua e, in cima, il famoso monastero.
Infine ci porta a Buca delle Fate dove vi sono resti di tombe etrusche, si passa sotto Populonia fino a Poggio al telegrafo o del mulino e al Faro dove, sotto, termina il percorso che sbuca nel golfo di Baratti.
Un percorso culturale e naturalistico che descrive a somme righe la flora e la fauna del promontorio ma che si sofferma maggiormente sul monastero di San Quirico, e del suo “Cartulario” documentandoci con sue foto e d'epoca, com'era, come è oggi dopo il recupero e dopo la ricostruzione virtuale, a cura di Mariangela Maggiore, che l'ha messa a disposizione in questo volume.

 
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