IL FERROVIERE E LA BAMBINA
C era una volta una bambina che amava passare gran parte
del suo tempo ad ammirare tutto ciò che la circondava;
le piaceva fare lunghe passeggiate in mezzo alla natura, osservare
le bellissime sfumature colorate dei fiori, andare ad immergere
i suoi candidi piedini nellacqua calma e limpida di un piccolo
e solitario laghetto lì vicino.
Aveva una graziosa casetta di legno con delle piccole finestrelle
che davano su un giardino accogliente e ben curato;la bambina
adorava prendersene cura insieme alla sua cara mamma e lo tenevano
con così tanto amore e tanta dedizione che non si accorgevano
neanche delle lunghe giornate estive che passavano velocemente.
Entrambe erano riuscite a diventare le migliori amiche della
natura, perchè riuscivano addirittura a parlare con i fiori
mentre se ne prendevano cura ed alla sera un po stanche,
ma felici e soddisfatte, si ritiravano nella loro casetta a consumare
una meritata cena.
Le giornate scorrevano così nella loro cara routine quotidiana,
ma un bel giorno la bambina, mentre se ne stava davanti alla finestra
immersa nei suoi pensieri, vide un piccolo uccellino, a differenza
di tutti gli altri che volavano nella campagna vicina, avvicinarsi
così tanto alla casetta da destare la sua curiosità.
Lanimale se ne stava a frugare tranquillo fra la vegetazione,
in cerca di qualche piccolo seme o insetto.
La bambina pensò che subito dopo pranzo avrebbe lasciato
qualche briciola di pane o qualche pezzetto dei biscotti che la
mamma le preparava sempre per la merenda, nel caso luccellino
tornasse in cerca di cibo.
Lanimale nel pomeriggio non tornò, lasciando la
bambina un po delusa e triste. La mattina dopo, appena
si fu alzata, si affacciò alla finestra e con sua grande
gioia vide il piccolo volatile sempre più sicuro e deciso
ad avvicinarsi alla casa.
La bambina lo guardava emozionata ed assorta ad ammirare così
da vicino con quale sveltezza quel leggero corpicino si affrettava
a raccogliere le briciole lasciate il giorno prima.
Lei era sempre stata affascinata dalla natura che la circondava,
ma ora lo era ancora di più, perché era grata di
poter osservare per lungo tempo in silenzio un tenero e garbato
animale come quello. Questa osservazione a distanza continuò
per una settimana e anche se la bambina era felice di poterlo
studiare con lo sguardo, adesso non le bastava , perché
avrebbe voluto vederlo ancora più da vicino.
Nel frattempo aveva potuto capire che non era come uno dei tanti
passerotti che volavano guardinghi ed intimoriti nel cielo, ma
aveva le piume di un colore diverso, anche se non sapeva dire
quale fosse; il corpo era minuto e la forma del becco era particolarmente
fine e quasi invisibile come le piccole zampette corte, ma agili.
Esso si distingueva facilmente da tutti gli altri, perché
sia prima di comparire agli occhi della bambina, sia al momento
di andare via per ritirarsi alla ricerca di un riparo sicuro,la
salutava con un simpatico ed elegante cinguettio, piacevole da
ascoltare che si differenziava molto da quello di un comune uccellino.
Lei sapeva bene, mentre aspettava il ritorno del suo piccolo amico,
che per vederlo comparire poteva aspettare di sentire il suo caloroso
canto oppure poteva dirigere lo sguardo in direzione della ferrovia,
la quale segnava il confine tra il bosco e la città.
Un bel giorno le speranze della bambina si avverarono: nel momento
in cui si affacciò alla finestra lo vide proprio sotto
il suo davanzale intento e assorto a piluccare fra lerbetta,
così lei con il timore di spaventarlo mantenne una piccola
distanza dalla luce che proveniva dallesterno, restando
nella penombra della sua stanza.
Piano piano luccellino, non avendo avvistato pericoli di
alcun genere, si fece coraggio e azzardò un piccolo salto
sul davanzale, così da rendersi totalmente ed inconsapevolmente
visibile alla bambina che nascosta dietro le tende della finestra
sbirciava silenziosa e meravigliata lanimale e nella camera
immersa di quiete poteva percepire soltanto il forte battito del
suo cuore pieno di emozione e felicità.
In quel momento poteva scoprire finalmente le vere sembianze di
quel piccolo scricciolo, lo guardò attentamente e vide
che il suo piumaggio era di un intenso color cenere con delle
venature grigie più chiare in superficie, le quali ricoprivano
uno strato di piume più scure.
La bambina notò che il grigio, un colore che aveva sempre
considerato triste e monotono, ora addosso a quella piccola creatura
diventava allegro e spensierato come un arcobaleno; notò
con curiosità una penna più corta rispetto a quelle
di tutto il resto del corpo , che si diramava dal minuto dorso
fino alla coda sbarazzina: era una piccola e morbida piuma di
un bianco candido che si distingueva dalle altre.
In questo modo era sicura che, anche a distanza di tempo, lo
avrebbe riconosciuto fra tanti. La bambina era sempre stata una
grande sognatrice, volava con la fantasia, riuscendo molte volte
nei suoi pensieri a farla diventare realtà; le piaceva
quando la madre prima di andare a letto le raccontava con tanto
amore le favole, nelle quali spesso si narrava di una speciale
amicizia nata fra gli animali e gli umani che riuscivano perfino
a parlare fra di loro: sapeva bene che nella realtà gli
uccellini come tutti gli altri non avevano purtroppo il dono della
parola, ma come al solito sperava che almeno una bella amicizia
potesse sbocciare ugualmente, forse più sincera e vera
di quella che si crea tra due persone.
Lei percepiva già la speranza che un giorno potesse nascere
davvero qualcosa tra lei e quel tenero esserino, anzi da parte
sua cera stato subito un affetto particolare e speciale
che con il tempo aveva messo delle forti radici nel suo piccolo
grande cuore: era sicura però che lanimale fosse
estraneo a tutto questo, dato che non laveva neanche notata,
perché forse troppo occupato a rimpinzarsi di cibo.
A lei bastava anche solo poter guardare quel puntino piccolo
e svelto muoversi nellimmensità di quel meraviglioso
paesaggio.
Con il passare dei giorni lanimale tornò spesso sul
suo davanzale e la bambina conservava e ricordava quegli attimi
come un tesoro inestimabile.
Lei sapeva bene che quando non lo vedeva apparire subito, doveva
pensare intensamente allanimale, così esso appariva
improvvisamente alla sua vista, rendendola sorpresa e felice.
La bambina iniziò ad avere la sensazione che il piccolo
uccello si fosse accorto della sua presenza e con piacevole soddisfazione
vide che anche ad esso la sua silenziosa e garbata compagnia
non dispiaceva affatto.
Un giorno infatti sempre affacciata alla piccola finestra della
sua camera, mentre mangiava un delizioso biscotto fatto dalla
mamma, si accorse che lanimale ,pur consapevole della sua
presenza, stava raccogliendo con il suo piccolo becco tutte le
dolci briciole cadute sotto il davanzale e con sua grande sorpresa
non era per niente intimorito, anzi sembrava felice di condividere
con lei quella silenziosa amicizia.
Entrambi sapevano che fra loro non potevano esserci parole, ma
bastava solo la complicità dei loro sguardi e dei loro
piccoli gesti; non potevano pensare di dover fare a meno dellaltro,
si sentivano felici allidea di potersi osservare anche solo
per un minuto: la bambina si meravigliava di quanta gioia potesse
sprigionare quel piccolo essere e quanto il mondo era inerte di
fronte allintelligenza e allumanità di quellanimale.
Esso invece adesso si accorgeva di quanto si sbagliasse nel pensare
che gli umani fossero tutti uguali, sì, ora sapeva che
di lei poteva finalmente fidarsi.
Lanimale sapeva di doversi sdebitare con la bambina per
la sua straordinaria bontà,così decise di fare il
primo passo: un giorno mentre lei, come al solito, gli lasciava
delle briciole sotto la finestra, luccellino spiccò
un leggero voletto sopra il davanzale e con disinvoltura beccò
i pezzetti rimasti.
La bambina incantata e sorpresa approfittò delloccasione
e sbriciolò il resto del biscotto sulla sua mano, porgendola
allanimale piano piano.
Esso a questo punto timoroso, alla fine si lasciò andare
e volse il suo esile collo verso ciò che lei gli porgeva
con tanto amore.
La bambina ora lo osservava così da vicino che non poteva
credere ai suoi occhi: desiderava tanto in quel momento poterlo
accarezzare, ma il timore di spaventarlo e di vederlo volare via
era tale che decise di accontentarsi di avere avuto anche solo
lonore di poterlo guardare da vicino e di aver conquistato
parte della sua fiducia.
Lei sapeva che se una cosa si desiderava tanto alla fine si sarebbe
avverata, bastava solo volerla: pensò che se avesse aspettato
ancora, lanimale forse si sarebbe fatto accarezzare, riponendo
incredibilmente tutta la sua fiducia in un essere umano.
Sapeva che era impossibile, ma in fondo al suo cuore ci sperava.
Il tempo passò e la tenera amicizia fra i due si fece ancora
più forte: adesso ognuno poteva fidarsi ciecamente dellaltro;non
passava giorno che il piccolo uccellino non andasse a trovare
la bambina e che non si facesse osservare da vicino, infatti,
ormai se ne stava tranquillo e beato sulla mano della sua amica
a rimpinzarsi di briciole.
La bambina però non aveva ancora avuto il coraggio di fare
anche solo un piccolo movimento brusco per accarezzarlo con la
paura di tradire la fiducia dellanimale.
Un bel giorno però decise di farsi forza e mentre lanimale
stava piluccando, come al solito, dalla sua mano, lei tese un
piccolo ditino verso linvisibile e sottile becco delluccellino,
il quale con prontezza e furbizia si spicciò a raccogliere
da esso le restanti briciole, senza alcun timore.
Per la bambina il fragile e leggero contatto di quel piccolo becco
che cercava tenero, ma deciso sulle sue dita fu così meraviglioso
ed emozionante da farla quasi gridare di gioia: fu in quel momento
che decise di tentare di accarezzare il piccolo animale; rassicurata
dalla tranquillità delluccellino, spostò il
suo tenero ditino dal becco al minuscolo capo del volatile, dove
il suo tatto trovò la piacevole sensazione di toccare il
morbido e giovane piumaggio, arrivando allesile collo che
mostrava quella piccola piuma bianca e candida come una nuvola,
mentre le zampette corte, ma robuste graffiavano inconsapevolmente
il dorso della mano della bambina, la quale sapeva che erano innocue
di fronte allinnocenza di un tale tesserino.
Luccellino si lasciava accarezzare dolcemente mentre mangiava,
perché sapeva che non poteva esserci un cuore più
puro e sincero di quello della bambina e di tanto in tanto alzava
il piccolo capo per guardare gli occhi della sua ormai padroncina,
nei quali vi leggeva un infinito amore.
La bambina aveva deciso anche un nome per il suo uccellino, il
quale non era un vero e proprio nome, ma soprattutto un soprannome
che lo riconosceva fra tutti gli altri: il ferroviere.
Lei scelse proprio questo nome, perché solo il suo piccolo
amico quando le faceva visita proveniva sempre dalla ferrovia.
La bambina era tentata di rivelare la sua tenera amicizia alla
mamma, ma sapeva che non le avrebbe creduto, soprattutto perché
un uccellino non si lascerebbe avvicinare così tanto per
paura delluomo e poi perché una tale amicizia poteva
esistere solo nelle favole.
Un bel giorno la nonna fece visita alla bambina e come al solito
durante il pranzo amava raccontare a sua nipote tutti i bei ricordi
vissuti con il nonno che lei non aveva conosciuto: alla bambina
piaceva rivivere anche solo attraverso un ricordo raccontato quella
meravigliosa persona che il destino purtroppo non le aveva permesso
di incontrare.
La nonna infatti stava raccontando che quando il nonno andava
a caccia, sua grande passione, riportava a casa dei piccoli uccellini
dal dorso grigio che lui stesso soprannominava i ferrovieri,
proprio perché diceva provenissero dalla ferrovia e che
per il loro piumaggio si caratterizzassero da tutti gli altri.
La bambina anche se era del tutto contraria alla caccia, quando
sentì nominare il piccolo uccellino pensò che si
trattasse della stessa specie a cui apparteneva il suo tenero
amico.
Al momento in cui la nonna affermò che anche dopo la perdita
del nonno, lei continuava a vedere tuttora il piccolo esserino
svolazzare di fronte a casa sua, la bambina pensò davvero
che le favole qualche volta si possano avverare, dato che la nonna
viveva in città ed era strano e raro che sempre lo stesso
uccellino potesse farsi vedere così spesso in un luogo
urbano.
Anche la madre rimase sorpresa da quello che aveva detto la nonna
e la bambina pensò subito che il piccolo volatile visto
dalla nonna e quello che tutti i giorni faceva visita a lei nel
bosco fossero lo stesso animale.
Fu in quelloccasione che decise di raccontare tutto alla
mamma e alla nonna, le quali rimasero entrambe sorprese e meravigliate
dalla strana coincidenza, ma alla fine ci dovettero credere.
La bambina infatti per dimostrare che aveva ragione decise che
al momento della visita quotidiana del suo piccolo amico, avrebbe
reso partecipi della sua segreta amicizia con lanimale
anche loro due: poco dopo infatti sua mamma e sua nonna se ne
stavano nascoste nellombra più lontana della stanza,
mentre lei dava da mangiare, come al solito, al suo dolce amico
e ogni tanto si apprestava ad accarezzarlo teneramente, lasciandole
estasiate ed incredule alla vista di così tanta reciproca
fiducia e di puro affetto,il quale forse può esistere solamente
nel piccolo grande cuore di un animale.
In quel momento tutte e tre sapevano e speravano che forse quella
minuscola creatura fosse un piccolo segnale che il nonno aveva
mandato dal suo cuore per dimostrare che anche se non cera,
da lassù era partecipe di tutto quello che succedeva alla
sua cara famiglia.
Luccellino continuò a far visita alla bambina, la
quale stava male al pensiero che un giorno potesse arrivare il
momento in cui il piccolo animale non si facesse più vedere:
decise soltanto di godersi la compagnia di quel piccolo esserino.
Luccellino infatti non la tradì, perché tuttora
fa visita alla bambina che ormai è diventata una ragazza,
la quale però ha sempre la stessa sincera dolcezza e sensibilità
nel cuore: ha capito che in fondo alcuni sogni con la forza della
volontà e della fiducia si avverano e che alla fine in
questo mondo nessuno è completamente solo.
Francesca Ghiribelli