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 EAN 9788866153252

CAMBIARE LA CHIESA RIGENERARE IL MONDO
Per una nuova iniziazione cristiana e culturale.
Francesco Grasselli
pp.444 A5 anno 2026 € 18,00

Collana opere dello Spirito n. 12
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 CAMBIARE LA CHIESA RIGENERARE IL MONDO per una iniziazione cristiana e culturale.

Prefazione
Con Francesco e con Leone

Presentando al lettore questo scritto piuttosto voluminoso devo avvertirlo che non si tratta di un
percorso tranquillo. A riflessioni pacate e per quanto possibile documentate fanno seguito pro- poste innovative, a volte
audaci, non facilmente innestabili su tra- dizioni consolidate nel tempo e ardue da sradicare dalla
Chiesa o dalla società. Ma proprio questo rende il discorso interessante, perché se è facile
aderire a proposte generiche di rinnovamento, meno facile è “mettere a terra” le stesse proposte,
renderle concre- te negli atteggiamenti e nei comportamenti di ogni giorno.
Le proposte da me suggerite vanno nel senso di quel rinnova-
mento spirituale, sociale e politico che papa Francesco sollecitava già nel primo documento da lui
promulgato, l’Evangelii gaudium:
“Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangeliz- zazione del mondo attuale, più che per l’autoconservazione”.1
Parlando più tardi alla curia romana, nel Natale del 2019, diceva:
“Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di
epoca. Siamo in uno di quei momenti storici nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì
epocali: costituiscono delle scelte che trasformano veloce- mente il nostro modo di vivere, di
relazionarci, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di
comprendere e vivere la fede e la scienza”.2 E concludeva quel suo intervento ricordando le parole
che il card. Martini aveva pro nunciato pochi giorni prima di morire: “La Chiesa è rimasta indie-
tro di duecento anni”.3
Io credo che non solo la Chiesa, ma l’umanità intera sia rimasta indietro di duecento anni, perché
ai progressi delle scienze e alle scoperte della tecnica non è corrisposta un’adeguata maturazione
culturale, sociale, politica, etica e religiosa. Proprio il divario fra lo sviluppo
tecnico-scientifico e quello più propriamente umano – della coscienza, dell’interiorità, del senso
di responsabilità e di giustizia nelle relazioni con gli altri esseri umani e con la natura – è il
filo conduttore di queste pagine. Perché tutto cambia meno il cuore dell’uomo? Perché tutto cambia,
ma non c’è un adeguato corrispettivo nella gioia di vivere, nell’unione fra le persone, nella
solidarietà fra i popoli, nella cura e nel godimento delle mera- viglie del creato?
Papa Francesco esortava tutti – soprattutto chi ha le più alte re- sponsabilità nella Chiesa e
nel mondo – ad andare avanti seguendo quei “processi di cambiamento” nei quali vedeva
l’aprirsi della storia al regno di Dio. Ora che lui non è più fra noi, chi porta avanti i processi
da lui avviati? Papa Leone continuerà sulla sua strada?
Io credo di sì, ma la domanda così formulata non mi sembra ben posta, perché i suddetti processi
appartengono a tutto il popolo cristiano, anzi a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
Ognuno di noi deve sentirli propri e impegnarsi a “metterli a terra”. Papa Leone – come sembra
dalle sue prime parole e dai suoi primi atti – cammina sulla strada di Francesco, pur con uno stile
necessariamente diverso. E tutti seguiamo il cammino che lui ora indicherà, senza pregiudizi,
sicuri che sarà il cammino del Vangelo.

Dichiarata così la piena fedeltà a papa Francesco e la totale aper- tura di credito a papa Leone,
mi sembra opportuno segnalare al lettore alcune “pietre” nelle seguenti pagine, perché non vada
incidentalmente a inciampare.

Primo. La necessità del recupero della sacra Scrittura per una vera riforma della Chiesa. Affermata
più volte questa necessità, poco si è fatto per metterla in atto; e quel poco non è sempre anda- to
nella giusta direzione. La lettura dell’Antico e del Nuovo Testa- mento deve essere popolare e allo
stesso tempo critica. Non si può continuare a far leggera la Bibbia come una lunga favola, senza
precisare le sue basi storiche e i suoi significati puramente simbo- lici. La teologia della
rivelazione va portata a livello catechistico. In questa linea si tornerà a vedere tutta la novità
e la gioia libera- trice del Vangelo. Il volto del Padre di Gesù è diverso dalla narra- zione che
ne fa l’Antico Testamento. Senza negare, tuttavia, che questo è un deposito di tesori sepolti, che
si svelano in Cristo.

Secondo. La struttura che alla Chiesa fu data dal Concilio di Trento è legata a quei tempi e a quei
luoghi. Il Concilio Vaticano II, pur con qualche incertezza, ne ha preso atto e l’ha cambiata. Si
tratterà di portare a termine l’opera avviata. Per esempio, il sacra- mento dell’Ordine dovrà
coprire una grande varietà di ministeri; e il sesso non farà nessuna differenza in questa varietà.

Terzo. La teodicea deve prendere tutt’altra direzione, perché l’uomo e la donna di ogni condizione
e di ogni continente hanno l’obbligo di amare e di cercare, ma non hanno nessun obbligo di
abbracciare quella particolare fede e di entrare in quella specifica chiesa. La fede è il termine
di un cammino, non il suo inizio. Questo cammino può essere fatto insieme da credenti di ogni fede
e da atei sinceri.

Quarto. La missione è una vivacità della fede, ma questa viva-
cità non deve offendere la carità, né provocare ferite e divisioni. C’è anzitutto una missione
comune, che è di salvare l’umanità
dalla distruzione della guerra e dal disastro ecologico.
Mi fermo qui, aggiungendo che in questo tempo difficilissimo, e- stremo, restano aperte le strade
della speranza. Il libro termina proprio con l’invito alla speranza: una speranza terrena e
trascen- dente, operosa e ribelle, che non si piega a nessuna violenza e a nessuna paura.

1 Esortazione apostolica Evangelii gaudium (2013), n. 27. Qui il discorso è chiaramente riferito
alla Chiesa.
2 Sito web www.vatican.va, consultato il 23.12.2019.

3 Si veda l’intervista a Georg Sporschill sj e Federico Fossati Confalonieri in
“Corriere della Sera”, 1. IX. 2012.

 

 

Ean 9788866153023

USOKAMI E MAPANDA 50 anni di cooperazione missionaria fra le diocesi di Bologna e Iringa
Paola Ghini, Matteo Ferrari, Francesco Grasselli, Francesco Ondedei
pp. 320 ft. 17x24 32 Ill. Colore anno 2024 € 20,000

Collana Opere dello Spirito n. 11

 

 

 

 

 

 

 

 

USOKAMI E MAPANDA

50 anni di cooperazione missionaria fra le diocesi di Bologna e Iringa (Tanzania)

dalla prefazione del

card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna

 

Dopo poco più di un anno dal mio arrivo a Bologna, ho accettato con gioia, nel 2017, l’invito a raggiungere la parrocchia di Mapanda, per visitare i bolognesi presenti in Tanzania: due sacerdoti, un laico, le suore Minime, la comunità della Visitazione. In una decina di giorni ho constatato non solo il loro lavoro, ma la continuità con quanti erano passati lì in precedenza: il profondo legame con il territorio, la parola di Dio tenuta come centrale nell’opera di evangelizzazione, l’attenzione e la cura per le persone. E ho capito che non si trattava di un pezzo di Bologna riproposto nella diocesi di Iringa, ma di un luogo dove due chiese incontrandosi e imparando a camminare insieme, avevano generato qualcosa di nuovo. Ogni Chiesa è locale e universale allo stesso tempo e sperimenta una comunione che unisce situazioni distanti eppure vicine nell’amore.
Durante la mia permanenza, tra le tante parole in kiswahili che ho sentito, una mi ha colpito ed è la parola Upendo, cioè Amore, perché è quella che descrive meglio la gioia nell’accoglienza manifestata da tutte le comunità locali e l’opera pastorale che si è svolta in questi decenni. Ed è sempre molto circolare. La Chiesa con le sue vicende e la sua storia rende visibile l’amore di Dio che ha tanto amato il mondo da donare il suo stesso figlio. Dio si pensa per il prossimo, ci aiuta a capire cosa significa amore e ci chiede di fare altrettanto per capire quello per cui siamo fatti, per ristabilire la condizione dell’origine, per non farci rovinare dal nemico della vita e della gioia che continua a seminare indifferenza, odio, inimicizia. A Mapanda, nella comunione tra Chiese ho contemplato tanta umana gioia e gratitudine, possibile solo quando ci si ama solo per l’amore che ci unisce a Cristo. Questo significa dare gratuitamente perché gratuitamente abbiamo ricevuto. In fondo il primo vero fidei donum è Gesù, che non si stanca di farsi pellegrino perché tanti lo possano incontrare e possono vedere nella sua vita il riflesso del suo amore e nei sacramenti il mistero della sua presenza. Solo per amore, “upendo” in kiswahili!
La memoria davvero piena di gratitudine e di santità dei 50 anni di gemellaggio e di solidarietà ci porta anche a guardare al futuro. In questi anni, come sempre, molte cose sono cambiate e noi con esse. Ad esempio è nata la diocesi di Mafinga, generata da una costola di quella di Iringa, ed in essa ora si trovano le parrocchie di Mapanda e di Usokami. Don Enrico Faggioli è rientrato e a lui è subentrato don Marco Dalla Casa, che scherzando abbiamo definito l’usato sicuro. Questo perché proprio nel 2017 abbiamo avviato i lavori per costruire la chiesa a Mapanda e, come per altre grandi opere, i mattoni da sistemare non sono mai abbastanza e ci siamo accorti che sono necessari tempi più lunghi di quelli previsti. Desidero ringraziare tutti: i presbiteri, i diaconi, le persone che a vario titolo hanno donato qualcosa, per la nostra presenza. In realtà, lo so, sono loro che ringraziano Dio per aver potuto fare. L’amore donato non è mai perduto: si perde quello che conserviamo, per paura o abitudine, per pigrizia o inedia.
Quando nel 1974 partirono i primi due sacerdoti bolognesi, don Giovanni e don Guido, e con loro le prime tre suore Minime, non avevano certo tutte le risposte e sicurezze. La spinta era il desiderio di seguire l’impulso arrivato alle diocesi dal testo del papa che parlava di un dono basato sulla fede delle rispettive comunità: una chiesa accoglie, una invia, concordi nel progetto e rispettose delle reciproche ricchezze.
Soprattutto camminare insieme: ascoltare le voci di così tanti testimoni ci fa capire che non è stata una storia di qualche eccellenza. Qui davvero la Chiesa si manifesta come sinfonia, coralità di persone. E anche come fantasia dello Spirito: molti sono stati i progetti avviati in questi decenni, da quelli nell’ambito sanitario, a quelli legati al mondo della scuola, da ultimo alcuni progetti che ponessero attenzione ad alcune fasce fragili, come i malati ed i bambini con disabilità. In questo libro troviamo felicemente i cosiddetti volti noti, i numerosi preti, le religiose ma anche alcuni laici non certo da meno in quanto a servizio e testimonianza. Ma dietro queste pagine ci sono tutti quei volti delle persone che in un continente e nell’altro hanno contribuito perché avvenisse – rubo le parole alla liturgia – questo mirabile scambio. Quanta gratitudine dobbiamo lorore la strada. Almeno, questo era nelle nostre intenzioni.".... SEGUE NEL LIBRO.

 

 

 

 
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