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9788889971536

Sguazzi Vinicio, Suvereto i conti di Suvereto e gli Aldobrandeschi in Val di Cornia e in Maremma, p. 176 ill. € 20,00 For.to 21x29 Bross., Bib di storia n. 3 2009.

 

  a richiesta è disponibile la versione in e-bok pdf Ordine E-book € 10,00

L'origine di Suvereto si deve far risalire a molti secoli fa e collegarli strettamente all'esistenza della mitica Populonia in quanto Suvereto, e non solo, si deve considerare come un centro importante dell'espansione naturale e necessaria della potenza etrusca nella Maremma a partire dalla Val di Cornia per l'approvvigionamento di tutto quanto le era necessario per la sua vita quotidiana, per la sua potenza navale e per la sua espansione commerciale.
A conferma di ciò, ad esempio, l'esistenza individuata dell'insediamento del IV - III secolo del poggio di monte Pitti e della certa esistenza contemporanea di altri siti della cultura etrusca di Populonia ma non ancora individuati e studiati.
Dopo la caduta di Populonia Suvereto era diventato idoneo e degno per la residenza dei titolari della sede vescovile dell' "episcopus corninensis" (861), sede del distretto civile (882), denominato in seguito "in loco et finibus Cornino ".
Nel X secolo, nel 923 e nell'anno successivo, il vescovo Vinclusio (o Uniclusìo) concede in enfiteusi un pezzo di terra della Mensa vescovile con un documento redatto a" Korniae ad ecclesiam Sancti Justì ", Krnia da intendere come precursore del nome di Suvereto che verrà adoperato ed ufficializzato nel 973 nell'atto di vendita, compiuto dai conte Lamberto degli Aldobrandeschi, della "corte Suvereto cum suo castello" unitamente alla "corte et castello Monterii" da intendere come Montepitti, comunità, questa, se non soggetta, per lo meno dipendente dal già più che potente Suvereto. A partire dall'XI secolo con la costruzione di una torre quadrangolare e di una cortina muraria inizia alle sue falde gli insediamenti del futuro borgo. Nel XII secolo si afferma e si consolida sotto gli Aldobrandeschi
Nel corso del XIII secolo, la torre, ormai inadeguata alle nuove esigenze difensive e come dimostrazione della importanza politica, viene rasata fino a tre metri di altezza e ricostruita con l'aggiunta di una muratura "a scarpa" e di nuove edificazioni. Questi interventi sono il segno concreto dell'importanza politica di Suvereto: da un lato la concessione della "Charta libertatis" del 1201 e dall'altro il consolidamento di un organismo comunale rappresentativo della "comunitas" suveretana, agli inizi del XIV secolo secondo quanto attesta l'epigrafe che riporta il 1308 come la data di chiusura del cantiere, viene costruita a ridosso del prospetto Nord della torre, l'ampia struttura trapezioidale: "mastio" dotata anch'essa di muratura "a scarpa" sui lati Est ed Ovest.
Contemporaneamente si è venuta affermandosi su tutto il territorio la supremazia di Pisa che sancisce il definitivo tramonto della signoria aldobrandesca. La Rocca, a partire da questo secolo, è sede di una fissa guarnigione pisana composta da un castellano e sei sergenti.
Questa situazione rimarrà senza troppi mutamenti inalterata fino al 1399, anno in cui Suvereto, grazie agli Appiano, entrerà, suo malgrado, con la sua storia millenaria a far parte del principato di Piombino fino all'arrivo dei " rivoluzionari liberatori "francesi.

 

Vinicio Sguazzi:

Ha scritto, con la collaborazione di Luigi Giannecchini,:
"Suvereto, storia, arte, mito e poesia"(1972), la "Charta libertatis di Suvereto del 1201" (1984), gli "Statuti della Magnifica Comunità di Suvereto, riformati l'anno 1729" (1992). Pubblica "i Quaderni di Suvereto, ovvero Brani di storia minore suveretana"(1981-1986), "Suvereto, i suoi terzieri, i suoi simboli e i suoi santi Patroni, il Palio"(1996), "Suvereto e l'industria del ferro nell'antichità fino ai primi anni del 1800"(1996); nel 2009 "Suvereto, i conti di Suvereto e gli Aldobrandeschi in val di Cornia e in Maremma"(2001).

 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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