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9788889971482

Gaggero Andrea, Mauthausen il dovere della memoria, p. 75 ill. €9,00 Bross., Bib. Del '900 n. 7 2008

 

  richiesta è disponibile la versione in e-bok pdf Ordine E-book € 3,00

 

I ricordi di Andrea Gaggero sulla sua esperienza nei campi di sterminio nazisti possono leggersi su tre diversi livelli , ma hanno un unico obiettivo: quello di conservare in modo attivo la memoria del male del secolo, ossia l’intolleranza , il razzismo, la violenza, la guerra.
Il primo piano è quello dell’esperienza personale di deportato a Mauthausen, un accadimento che sconvolgerà la sua esistenza, e che lascia spazio alla passione, alla rabbia, alla speranza in una dimensione individuale che vuole diventi patrimonio degli altri attraverso il racconto.
Il secondo piano è quello della memoria pubblica, in una dimensione in cui l’antifascismo e l’antirazzismo divengano una discriminante per qualsiasi azione politica . Nell’Italia degli anni Cinquanta - Sessanta in cui si tendeva a minimizzare il fenomeno e in cui esisteva in parlamento un partito neofascista, il Movimento Sociale, che si richiamava, anche dal punto di vista generazionale dei suoi capi, alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini , era un ammonimento che conservava la sua validità.
Il terzo piano è quello di consolidare tale memoria attraverso istituzioni permanenti come, ad esempio, il Museo della Deportazione di Carpi (alla cui realizzazione collaborò anche Gaggero) e per le quali occorre un’analisi critica, “fredda” intellettualmente, ma completa, esauriente, capace a sua volta di trasmettere emozioni ai visitatori del futuro museo.
L’istituzione della “Giornata della memoria” il 27 gennaio, giorno della liberazione da parte dell’esercito sovietico del campo di Auschwitz, ha cercato di creare un giorno di memoria condivisa da parte di tutto il paese di fronte allo sterminio nazista. In questo in buona parte la “Giornata” ha raggiunto il suo obiettivo, anche se tale evento ha bisogno di essere continuamente rivatilizzato per evitare che si trasformi in un rituale. Il MSI non esiste più e il leader della nuova destra di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini ha proclamato solennemente che “il fascismo è irrevocabilmente consegnato alla storia”, che le leggi razziali fasciste del ’38 furono causa di “atrocità” e addirittura “un’infamia”, che “Salò fu una pagina vergognosa”. Prese di posizioni che alcuni hanno giudicato piuttosto tardive rispetto alla gravità dei fatti, ma che in ogni caso hanno costituito un notevole passo avanti nella costruzione di una memoria collettiva.
Tale presa di distanza è stata confermata dalla riscoperta di un “fascista atipico” come Giorgio Perlasca ( fra l’altro effettuata da un giornalista di sinistra come Enrico Deaglio ) che si era impegnato per la salvezza di numerosi ebrei . Un personaggio rilevante, nella sua semplicità, che doveva far capire come anche un fascista potesse assumersi le proprie responsabilità di essere umano di fronte allo sterminio; si sottintendeva dunque che non ci dovesse essere nessuna comprensione per chi non aveva sentito nessuna esigenza morale nel fare tutto ciò.
L’unico rischio ancora presente è quello che lo sterminio sia considerato un atto di estrema gravità dovuto alla semplice follia del nazismo o ad un atto isolato per quanto riguarda il fascismo italiano. In realtà il percorso verso lo sterminio va inserito necessariamente nel più ampio percorso della nascita e dello sviluppo dei fascismi europei, nella loro storia politica: non a caso Gaggero corredava le sue memorie con appunti manoscritti che illustravano minuziosamente le tappe storiche dei regimi fascisti fino allo sterminio Il pericolo della semplificazione era (ed è) sempre dietro l’angolo. ..

 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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